Direttore Artistico

Jorgé Chaminé, Presidente-fondatore e direttore artistico di CIMAIl miglior appellativo per Jorge Chaminé, mi pare, è quello di cavaliere, Cavaliere della Musica.

Artista di primo piano, riconosciuto dalla critica, dal pubblico e dai suoi pari, Jorge Chaminé avrebbe potuto accontentarsi di una carriera di baritono che lo ha condotto nelle più prestigiose sale da concerto del mondo, accompagnato dalle più importanti orchestre, nonché come partner sulle scene operistiche di nomi prestigiosi come Teresa Berganza, Mirella Freni, Placido Domingo, José Carreras o Montserrat Caballé.

Eppure la sua soddisfazione non sarebbe stata piena se non avesse saputo dare un senso profondo alla sua azione, senza un ideale a cui ispirarsi. Ha osato essere se stesso in un mondo conformista, ha colto il rischio della libertà, ha evitato la schiavitù di un’attività professionale che deve essere economicamente redditizia: da più di 25 anni ho potuto apprezzare il suo modo di vivere e di fare carico di nobiltà. Quando CIMA mi ha chiesto di scrivere qualche riga su Jorge Chaminé per il sito, mi sono resa conto di quanto il compito fosse difficile, a fronte del percorso così ricco e complesso di questo artista. Un libro sarebbe stato più adatto, e spero un giorno di poterlo scrivere.

‘Cavaliere’ mi è sembrata dunque la parola adatta a descrivere Jorge Chaminé, perché questo musicista, al servizio della Musica e del Prossimo, ha creato dei Festivals come il prestigioso CIMA, dei fondi di sostegno per giovani musicisti, ha generosamente dedicato numerosi concerti ai bambini bisognosi nel mondo, è diventato Ambasciatore della Musica nel Medio Oriente, i suoi numerosi viaggi in questa parte del mondo sono stati un successo, ha riunito famiglie di musicisti diversissime fra loro, che accorrono dai quattro angoli della terra per lavorare con lui nell’ambito degli ateliers « Sons Croisés », e non ha cessato di moltiplicare le sue azioni al servizio della Musica, introducendola presso i bambini autistici, ha portato la Musica nelle favelas, nelle prigioni, negli ospedali, ha organizzato dei concerti portatori di messaggi universali come quello che celebrava i 60 anni dell’UNESCO…

Pochi musicisti con la qualità di Jorge Chaminé si sono investiti con altrettanto impegno in questa azione ‘cavalleresca’, che agli occhi di oggi può sembrare “antica” o “strana”.

Vederlo all’opera, mentre fa lavorare un cantante, un pianista, un violoncellista o un percussionista ci lascia senza parole per la sua profonda conoscenza del repertorio ma anche per l’acutezza dello sguardo e del suo ascolto, cosicché, davanti ai nostri occhi e alle nostre orecchie, il musicista si trasforma e vive la musica in modo diverso. Proprio in questa sua ricerca costante incontriamo la forza della sua azione sempre umile e come direbbe lui “di un pulitore di vetri, per poter vedere meglio il paesaggio”.

Jorge Chaminé nutre l’aspirazione che ognuno dei suoi atti, anche i più semplici, s’inserisca in un progetto più ampio, che abbia senso per gli altri come ne ha per lui. Il suo coraggio immenso, mettendo talvolta a rischio la propria vita, lo porta, armato solamente di “musica”, in situazioni politiche e umanamente drammatiche (come il Medio Oriente) e riesce a trasformare anche l’inaccettabile.

Questa saggezza, solidamente legata alla quotidianità, senza teologie complicate, lo ha reso in questi anni, ciò che un critico parigino ha definito “La voce del Cuore”. Giacché la saggezza del cuore di Jorge Chaminé è lo spazio del coraggio. Tutelando gli innocenti, permettendo ai suoi allievi di esprimere l’eccellenza, donandosi interamente alla musica nei concerti, i recitals o negli spettacoli d’opera, possiamo dire, di fronte alla ricchezza di un musicista come Jorge Chaminé, che al giorno d’oggi la grandezza è ancora possibile.

Marina Mendelssohn

Musicologa, critica musicale